Terzo dei sei figli di Jean e Bertrande de Moras, Vincenzo nasce nell’aprile del 1581 a Pouy, un villaggio vicino Dax, nelle Lande della Guascogna, nel sud-ovest della Francia. Le sue origini contadine caratterizzarono la fanciullezza di Vincenzo, impegnandolo in occupazioni quali quelle di badare al bestiame di famiglia ed eseguire i più comuni lavori campestri.

Ricevuta la tonsura e gli ordini minori nel 1596 studiò teologia a Tolosa e nel 1600, non ancora terminati gli studi, fu ordinato sacerdote. Nel 1604 terminò gli studi acquisendo il grado di baccelliere. Il periodo dal 1605 al 1607, è il più discusso della biografia del santo. Vincenzo visse, nel 1609, durante il soggiorno a Parigi, una delle umiliazioni più cocenti della sua vita: fu, infatti, accusato di furto reagendo coraggiosamente all’imputazione con grande virtù ed umiltà. In quell’occasione conobbe Pierre de Bérulle, personaggio di spicco della spiritualità francese di quel tempo che, pochi anni dopo Vincenzo scelse come suo direttore spirituale.

 

Nel 1612 il Bérulle, dovendo trovare un curato per la parrocchia di Clichy, alla periferia di Parigi, propose l’incarico a Vincenzo che accettò con gran entusiasmo. Prese possesso della parrocchia il 2 maggio dello stesso anno e qui iniziò a predicare con entusiasmo e persuasione, visitando gli infermi, gli afflitti, i poveri. Riferendosi al periodo vissuto a Clichy, anni dopo, raccontò: Un giorno il cardinale di Retz mi domandava: “Ebbene! Signore, come state?” Gli risposi: “Monsignore, sono tanto contento da non dirsi”. “Perché?” “Perché ho un popolo tanto buono, tanto obbediente a tutto quello che gli dico, che penso in me stesso che neppure il papa, né voi, monsignore, siate felici quanto me”.

Nel 1613 il Bérulle lo invitò a lasciare Clichy per entrare, come precettore, in una delle più illustri famiglie di Francia: i Gondi, famiglia di banchieri fiorentini che avevano fatto fortuna con Caterina de Medici. Vincenzo accettò il nuovo incarico anche se mantenne la cura della parrocchia di Clichy fino al 1626. Al 1617 risalgono i due incontri-eventi che gli svelano la realtà del mondo dei poveri: l’incontro con un contadino prima, e con una famiglia poi, gli manifesterà l’altra faccia della povertà, non solo quella di “pane”, ma anche quella spirituale, la povertà di giustizia e di dignità. Nel gennaio del 1617, durante una visita a Folleville, fu chiamato al capezzale di un contadino del vicino villaggio di Gannes. Vincenzo incoraggiò il moribondo ad effettuare una confessione generale, il cui esito andò ben oltre le aspettative del santo. Il contadino, infatti, cominciò a confessare mancanze molto gravi, sempre taciute nelle precedenti confessioni.

Il 25 gennaio, pochi giorni dopo quella confessione, nella festa della conversione di san Paolo, Vincenzo tenne una predica in cui insegnava come fare la confessione generale. Vincenzo sentì che quella era la sua missione, l’opera che Dio voleva da lui: portare il Vangelo alla povera gente delle campagne. Otto anni dopo fondò la Congregazione della Missione con questo specifico carisma spirituale e considerò sempre il 25 gennaio 1617 come giorno di fondazione della Compagnia e la predica fatta in quel giorno come “la prima predica della Missione”.

il Bérulle gli affidò la cura pastorale della parrocchia di Chatillon les Dombes (oggi Chátillon sur Chalaronne), una cittadina nei pressi di Lione: era la Quaresima del 1617. Si trasferì subito nella sua parrocchia. L’esperienza fondante della Compagnia della Carità ebbe luogo in questa parrocchia, il 20 agosto 1617.

“Una domenica, mentre mi vestivo per dire la santa Messa, vennero a dirmi che in una casa isolata, ad un quarto di lega di distanza, tutti erano malati, senza che rimanesse una sola persona per assistere gli altri, e tutti in una miseria da non dirsi. Ne fui veramente commosso. Non mancai di raccomandarli nella predica, con affetto, e Dio, toccando il cuore di quelli che mi ascoltavano, fece sì che tutti fossero presi da compassione per quei poveri sventurati. Dopo i vespri, presi un galantuomo, un borghese della città, ed insieme ci mettemmo in cammino. Sulla via incontrammo alcune donne che ci precedevano, e un poco più in là, altre che tornavano: ve n’erano tante che l’avreste detta una processione. Proposi a tutte le buone persone che la carità aveva spinto a recarsi colà, di quotarsi, un giorno per una, per far da mangiare non soltanto per quelli ma anche per coloro che sarebbero venuti dopo, ed è il primo luogo dove la carità fu istituita. ”

L’esperienza delle Compagnie della Carità, ormai moltiplicate, aveva rivelato la maggior disponibilità della donna alle iniziative per i poveri, e la necessità di un impegno nella carità a tempo pieno. Ciò indusse Vincenzo ad affiancare le dame in una nuova comunità femminile, quella delle Figlie delle Carità (1633), e nell’ambito di questo progetto Vincenzo trovò in S. Luisa de Marillac una collaboratrice intelligente e preparata, in grado di interpretare gli orientamenti della sua intuizione. La nuova comunità era composta da suore di vita attiva, non legate al vincolo della clausura, con voti annuali privati, quindi esenti dagli ordinari, e tuttavia con una regola basata sulla vita comune e su precisi impegni di preghiera e servizio.

Un’esperienza religiosa femminile completamente nuova, che superava i rigidi schemi del tempo, basati sull’esclusione della donna dall’apostolato. Dopo il 1633 le opere vincenziane conobbero un incremento notevole. Vincenzo aveva ormai 53 anni ed era lontana l’epoca dell’ambizione. Nel 1636 i missionari prendono la cura dei seminario di Parigi, si diffondono nel mondo (1642 Italia, 1645 Tunisi, 1646 Algeri e Irlanda, 1648 Madagascar, 1651 Polonia), predicano missioni popolari nelle campagne a ritmo continuo (tra il 1625 ed il 1632 circa 140 missioni, dal 1642 al 1660 solo la casa di San Lazzaro circa 700).

La presenza della Figlie della Carità era ormai avvertita come indispensabile dappertutto: scuole, ospedali, parrocchie, mentre le Dame della Carità non si limitarono più alla sola visita dei malati: intrapresero l’opera dei trovatelli, prestarono servizio ai feriti durante la guerra, ai galeotti, ai mendicanti, ecc. Il 27 settembre 1660 Vincenzo muore.

Era vestito, seduto su una sedia, vicino al fuoco… come in attesa di qualcuno. Le sue ultime parole furono: “Gesù”. Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 13 agosto 1729: è stato canonizzato il 16 giugno 1737 da papa Clemente XII.