SIATE CARITA’
TESTIMONIATE AMORE

La Compagnia delle Figlie della Carità è una società di vita apostolica in comunità, che assume i Consigli evangelici con un vincolo definito dalle Costituzioni”. (C 1b)

 

…PER CHIOSTRO LE VIE DELLA CITTA’

“Le Figlie della Carità hanno

per monastero unicamente le case dei malati e quella dove risiede la superiora,
per cella una camera d’affitto,
per cappella la chiesa parrocchiale,
per chiostro le vie della città,
per clausura l’obbedienza,
per grata il timor di Dio,
per velo la santa modestia.

Inoltre… non fanno altra professione
che quella di una continua fiducia nella divina Provvidenza
e dell’offerta di tutto quello che sono e di tutto quello che fanno
per il servizio dei poveri”.
(S. Vincenzo de’ Paoli)

“Quando vi siete date a Dio per servire i Poveri,
avete ricevuto il nome che Dio stesso vi ha dato.
Dovete dunque vivere in conformità del nome che avete
Poiché è Dio che l’ha dato alla Compagnia;
perché non fu Madamigella Le Gras,
né il Signor Portail, e neppure io
che vi abbiamo chiamate Figlie della Carità.
Il popolo vedendo quello che fate
ed il servizio che le prime suore
hanno reso ai Poveri, vi da dato questo nome
il quale vi è rimasto
come ben appropriato alla vostra missione”.
(S. Vincenzo de’ Paoli)

 

Le Figlie della Carità sono un’invenzione di Dio per il mondo dei poveri. La loro origine risale al 1633, quando S. Luisa de Marillac e S. Vincenzo de’ Paoli riunirono un gruppo di giovani ragazze decise a donarsi a Dio per una vita di carità. Non legate da rigide strutture, realizzarono uno stile di vita fortemente innovativo nella Chiesa.
Radicate in Cristo e sostenute dalla comunione fraterna, non ci fu povertà che rimanesse estranea alla loro carità audace e generosa.

 

DATE A DIO PER IL SERVIZIO DEI POVERI
“Il fine principale per il quale Dio ha chiamato e riunito le Figlie della Carità è per onorare Nostro Signore Gesù Cristo come la sorgente e il modello di ogni carità, servendolo corporalmente e spiritualmente nella persona dei poveri”. La regola delle Figlie della Carità, è il Cristo. Esse si propongono di imitarlo come la Sacra Scrittura Lo rivela e i fondatori Lo hanno scoperto:
Adoratore del Padre, Servitore del suo disegno d’amore, Evangelizzatore dei Poveri. Il fine della Compagnia è il servizio del Cristo nei Poveri.
IN COMUNITA’
Il 29 novembre 1633, le figlie della carità si radunano per vivere l’ideale della vita comunitaria in vista di un migliore servizio ai poveri. “I Fondatori hanno visto nella vita fraterna un sostegno essenziale alla vocazione delle Figlie della Carità. Questa vita comune e fraterna è vissuta nella comunità locale, in cui le suore si accolgono nella fede con semplicità di cuore. Nella gioia, testimoniano Gesù Cristo e si ritemprano continuamente in vista della missione”. (C 9)

PER IL SERVIZIO DI CRISTO NEI POVERI
“In una visione di fede, contemplano Cristo nei Poveri ed i Poveri in Cristo. Lo servono nelle sue membra sofferenti con compassione, dolcezza, cordialità, rispetto e devozione” (C 10b)
Le suore iniziarono il loro servizio:
• la cura dei poveri malati, a casa loro nelle città e nelle campagne;
• poi, quella dei malati negli ospedali mano a mano che crescono i bisogni;
• giovani ragazze da istruire ;
• i bambini trovati;
• le persone anziane;
• gli insensati ed altri;
• gli scabbiosi;
• I soldati feriti;
• I rifugiati;
Oggi giorno, continuano i servizi classici che rispondono alle povertà di sempre ma vi aggiungiamo le risposte alle povertà che mostrano nuovi volti:
• La droga e i postumi,
• I malati dell’AIDS,
• Le gravi conseguenze dovute alla distruzione della famiglia:
le donne maltrattate, i bambini in difficoltà,
• La disoccupazione e le sue ripercussioni,
• Le catastrofe,
• Le guerre,
• I rifugiati,
• Gli spostati.
L’appello accolto dalle prime suore è sempre colui che, tramite il mondo suscita e riunisce le figlie della carità oggi.

 

…CON SPIRITO EVANGELICO
“…Lo spirito della vostra Compagnia consiste in tre cose: amare Nostro Signore e servirLo con spirito di umiltà e di semplicità. Finché esisteranno tra voi la carità, l’umiltà e la semplicità, si potrà dire: la Compagnia della Carità vive ancora” (San Vincenzo alle Figlie della Carità)

Le virtù evangeliche di umiltà, di semplicità e di carità, sono la via per la quale le Figlie della Carità si lasciano condurre dalla Spirito Santo (C 13). Queste virtù specifiche
• ci aiutano a compiere la nostra missione di servizio dei poveri;
• ci aiutano ad essere vicino ai poveri, stabilendo con loro relazioni semplici e vere;
• ci facilitano il riconoscimento della dignità delle persone che serviamo.

 

…SOTTO LA PROTEZIONE DI MARIA

Maria è per le Figlie della Carità modello di semplicità che permette di andare all’essenziale; le Figlie della Carità con il loro dono totale a Dio, imitano il “fiat” di Mariae collaborano al piano salvifico di Dio, che si rivolge in modo prioritario ai Poveri. Con Maria impariamo a conservare la Parola nel cuore per viverla ogni giorno.
I fondatori hanno inculcato alle Figlie della Carità l’amore e l’imitazione della vergine Maria, e invitano loro a contemplare:
• L’immacolata, totalmente aperta allo spirito, come l’esempio perfetto di coloro che “ascoltano la Parola e la osservano”;
• La serva, umile e fedele, dei disegni del Padre, modello dei cuori poveri.
• La madre di Dio, madre di misericordia e di speranza.
• Madre della chiesa e unica Madre della Compagnia a cui Santa Luisa consacrò la Comunità nascente (C 15)

Le Figlie della Carità non sono “religiose”,
ma “giovani che vanno e vengono come delle secolari”.

Quando S. Vincenzo de’ Paoli e S. Luisa de Marillac si trovarono ad essere strumenti dello Spirito nella loro fondazione, evitarono con cura quanto poteva farle essere e considerare come “religiose”: come tali, infatti, non avrebbero più avuto la libertà di andare e venire per il servizio materiale e spirituale dei poveri. Vollero perciò che avessero “per monastero le case dei malati, per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della città, per clausura l’obbedienza, per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia…”. Dunque, persone libere dalle strutture della vita religiosa per essere vicine ai poveri, in mezzo a loro, con loro e per loro.
Questo il senso della secolarità delle Figlie della Carità, garantita oggi dall’essere considerate – secondo il diritto canonico – come Società di vita apostolica, con gli elementi tipici che le caratterizzano: uno specifico fine apostolico, la vita fraterna in comunità secondo un proprio stile, la tensione alla perfezione della carità mediante l’osservanza delle costituzioni.
Le Figlie della Carità sono cristiane totalmente date a Dio, in comunità, per il servizio dei Poveri. E’ un dono totale che esse confermano con l’assunzione dei consigli evangelici attraverso voti «”non religiosi”, annuali e sempre rinnovabili (che) la Chiesa riconosce come sono compresi dalla Compagnia, fedele ai suoi Fondatori» (C. 2.5). Voti che esse emettono non per essere Figlie della Carità, ma perché lo sono e per esserlo sempre meglio.