Roma – Unità di Strada Vincenziana

La campana della Basilica suona le sette e i “Sanpietrini” aprono i cancelli; una modesta fila comincia ad affluire. La vita della Basilica di San Pietro e della sua piazza inizia. Presto il colonnato del Bernini abbraccerà la folla dei turisti e dei pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo. Sarà così fino al tramonto quando, con la chiusura della Basilica, la gente si sposterà altrove. Le braccia del colonnato di Piazza San Pietro però resteranno aperte, anzi si allungheranno per toccare gli ultimi due palazzi di via della Conciliazione, quelli che si affacciano sulla piazza; due palazzi dotati di un portico che, dopo il tramonto, si trasforma in casa per il popolo della notte, un popolo ben diverso da quello della movida romana; è il popolo dei più poveri, uomini e donne che emergono dal buio della notte e raccontano una vita al limite dell’umano. Vengono chiamati “gli invisibili”.

Sono senza dimora, ultimi tra gli ultimi; uomini e donne che, per mille motivi, non solo non sono integrati nella società ma, a differenza di altri poveri, generalmente vivono lontani anche da quelle strutture dove potrebbero trovare un aiuto: centri di ascolto, mense, dormitori… Loro, “gli invisibili”, pur conoscendo l’esistenza di queste realtà, si sentono ‘altro’ rispetto ad esse e ne restano al margine. Durante il giorno vagano per la città, spesso chiedendo l’elemosina, poi alla sera, protetti dal buio, raggiungono Piazza San Pietro e, sotto i portici dei due palazzi, o nel vano antistante a qualche negozio chiuso, in silenzio, compiono il rito della sera: collocano uno o due cartoni sul pavimento, stendono il sacco a pelo o le coperte, sistemano altri cartoni intorno per meglio ripararsi dal freddo e poi, con lo zaino sotto la testa, affrontano la notte.

Verso le 19:30, ogni domenica, noi li incontriamo… Noi, chi ?
Siamo un Gruppo Vincenziano nato dalla “Prima Giornata Mondiale dei Poveri” istituita da Papa Francesco; un piccolo gruppo formato da Volontari Vincenziani e simpatizzanti, Missionari, Figlie della Carità. Al termine della Giornata dei Poveri ci siamo interrogati sul senso dell’evento. Tutti siamo stati concordi nel valutare positivamente il pranzo per i poveri svoltosi al Collegio Leoniano, tutti ci siamo sentiti arricchiti dall’esperienza, ma tutti, da buoni figli di San Vincenzo, abbiamo sentito la necessità di dare una continuità.

S. Vincenzo dopo l’incontro con i poveri nella casa di Chatillon-Les-Dombes ha intuito con chiarezza una verità: la carità vissuta un solo giorno all’anno è poca cosa. Così abbiamo cercato quale strada percorrere per continuare a servire i più poveri della nostra zona. Dopo aver valutato alcune possibilità abbiamo optato per organizzare una “Unità di Strada Vincenziana”.

Le Unità di Strada sono gruppi che nascono allo scopo di portare un aiuto concreto e immediato alle persone senza dimora, incontrandole là dove si trovano. Prima di iniziare ci siamo confrontati con alcune associazioni (Comunità di S. Egidio, Società di San Vincenzo) che a Roma già stanno svolgendo questo servizio, poi abbiamo affiancato i volontari della Comunità di S. Egidio, infine abbiamo iniziato.

Domenica 25 febbraio, ore 19:30, tutto è pronto: la profumata zuppa di lenticchie preparata con amore dalle cuoche del Collegio Leoniano (felici di poter dare un contributo per il servizio dei poveri), i thermos con il thé bollente, i panini confezionati a Casa S. Luisa dal primo ‘gruppo in turno’: la Comunità del Seminario. Il freddo è intenso; ‘Burian’, ospite inatteso per la nostra prima uscita, ci ricorda brutalmente che il servizio dei poveri non è un gioco. Proprio l’emergenza freddo ha mobilitato anche persone di varie associazioni, così svolgiamo il nostro servizio insieme ad altri volontari. Distribuiamo la cena, alcuni indumenti pesanti e coperte, soprattutto muoviamo i primi passi per instaurare una relazione di fiducia e di rispetto. Alcuni fratelli mangiano e subito si ritirano nel loro rifugio di fortuna, altri ci raccontano qualcosa della loro vita oppure avanzano delle richieste: un paio di guanti, dei calzini…

Prima di concludere il servizio il nostro gruppo si divide in due parti: una si dirige verso la ‘zona est’ rispetto alla Basilica, l’altra nella direzione opposta. In questo modo possiamo andare a cercare quei fratelli che non si sono presentati al luogo della distribuzione; li avviciniamo con delicatezza e rispetto per non disturbare la loro scelta di stare in disparte. Via del Mascherino, Borgo Pio, il sottopassaggio di via Cavalleggeri… le vie che durante il giorno fremono di vita ora sono disseminate di rifugi notturni. Da un sacco a pelo intravediamo un volto, capiamo che la persona non sta dormendo, allora uno di noi si china e osa la domanda: “Buonasera, gradisce un thé caldo e qualcosa da mangiare?”. La risposta è data da un cenno del capo, da una mano che si allunga. Con qualcuno scambiamo qualche parola e assicuriamo che ogni domenica ci saremo sempre, che può contare su di noi. Sono quasi le 22 quando ritorniamo alle auto, carichiamo il pentolone, il materiale monouso e quanto è rimasto.

Non abbiamo molto da dire, siamo tutti visibilmente scossi per aver condiviso con questa umanità ferita un po’ del nostro tempo. I primi fiocchi di neve cominciano a scendere; “Ecco, la neve proprio non ci voleva…”. Un ultimo sguardo al ‘dormitorio’ ormai al completo di Via della Conciliazione e uno al Cupolone che ben conosce i segreti della notte. Una preghiera sale dal cuore: “Gesù veglia su di loro”. Sr Antonella Ponte FdC